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Genitorialità

Depressione Post-Partum: comprendere la fatica della maternità

Negli ultimi anni l'interesse verso le problematiche psichiche che una donna può sviluppare in gravidanza e nel puerperio è molto cresciuto.

Depressione Post-Partum: comprendere la fatica della maternità

Autrice

Iolanda Gaeta

Rubrica

Genitorialità

Tempo di lettura

5 minuti

Pubblicato

1 febbraio 2026

Negli ultimi anni l'interesse verso le problematiche psichiche che una donna può sviluppare in gravidanza e nel puerperio è molto cresciuto.

In Europa uno dei primi autori che si è interessato alle problematiche psichiche della maternità è stato Paul Claude Racamier. Un tema importante affrontato da Racamier è il concetto di crisi, per il quale la crisi sul piano psicologico si sviluppa come un sentimento di morte seguiti, generalmente, da un sentimento di rinascita (Racamier, 1985; 2010).

Lo psicoanalista francese ha individuato e descritto tre principali crisi che segnano il percorso di vita dell'individuo legate ai processi di separazione-individuazione che accompagnano lo sviluppo psichico. Racamier ha dedicato particolare attenzione all'analisi di tali processi nella vita della donna, approfondendone le specificità. Questi processi rappresentano momenti critici di trasformazione che segnano il passaggio da una fase all'altra dello sviluppo personale e relazionale.

Il primo processo avviene nella prima infanzia, quando il bambino inizia a sviluppare un senso di sé distinto dalla figura materna. Questa fase è cruciale per la costruzione dell'identità iniziale e per il futuro sviluppo emotivo e relazionale. Il secondo processo si verifica durante l'adolescenza, periodo di ridefinizione dell'identità personale in cui l'individuo si distacca progressivamente dalle figure genitoriali per formare un'identità autonoma, pur mantenendo un legame emotivo con esse. Questo momento di transizione, spesso accompagnato da una crisi di identità, consente di consolidare nuovi legami sociali e affettivi.

Il terzo processo, specifico per le donne, si manifesta nella maternità che l'auteur definisce con il termine "maternalité" periodo in cui la diade madre-bambino vive in uno stato relazionale simbiotico caratterizzato da una profonda interconnessione psichica ed emotiva. In questa condizione, la madre e il bambino si trovano in una sorta di fusione psichica in cui il neonato non percepisce ancora se stesso come un'entità distinta dalla madre, e la madre, grazie ad una profonda identificazione con lui, riesce a intuire ed anticipare i suoi bisogni assicurandogli la sopravvivenza; contemporaneamente la donna, a livello psichico, si differenzia dalla propria madre e dal partner per assumere un ruolo genitoriale, rielaborando il rapporto con il passato e integrando le proprie esperienze relazionali nella nuova relazione con il neonato.

Racamier sottolinea come la relazione della madre con il suo bambino si svolgerà "sulla tela di fondo" delle relazioni interne interiorizzate (Racamier, 1961); anche la psicoanalista infantile americana, Selma Fraiberg, dopo aver osservato per lungo tempo diverse diadi madre-bambino, ha coniato il concetto di "Ghost in the nursery" chiarendo che talvolta i genitori, nell'accudimento e nell'interazione con i figli, rivivono inconsciamente il loro passato. Secondo l'autrice i "fantasmi" del passato, chiamati oggetti relazionali interiorizzati, possono ripresentarsi nel qui e ora, interferendo profondamente nelle prime relazioni dei genitori con il figlio (Fraiberg et al., 1975).

Durante gravidanza la donna si orienta narcisisticamente per amare il suo corpo in trasformazione e il suo bambino che al suo interno vive; Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico, definisce questa fase "Area transazionale" in cui è possibile collocare il rapporto tra due persone: durante la gravidanza la relazione è data dalla madre con il suo bambino fantasmatico prodotto dalle dinamiche inconsce e consce della madre stessa. L'immagine del figlio nella mente della madre e i sentimenti che sperimenta sono le basi dell'attaccamento prenatale (Riva Crugnola, 2012).

La separazione, data dalla nascita è sia gioia, sia esperienza traumatica. Il parto segna la conclusione di questa fusione simbiotica tra madre e bambino, costituendo la prima forma di separazione e perdita per la madre e per certi versi anche per il neonato. Racamier sottolinea l'importanza della capacità di perdere, intesa come una competenza psichica essenziale per evolvere. Solo accettando la perdita e il distacco come parte inevitabile della crescita, l'individuo può progredire verso un'identità più definita e autonoma.

Per la madre questo momento simbolico non è solo un evento biologico, ma anche un passaggio psichico cruciale che implica una trasformazione profonda. In questo momento l'identità femminile si fa temporaneamente più fragile, ma al contempo può diventare un'opportunità di rinascita e crescita personale a patto però, che vi siano adeguato supporto e risorse sufficienti.

Nel pensiero lacaniano, il parto assume un duplice significato simbolico. Da un lato, è il primo taglio, un momento in cui la madre sperimenta una separazione reale che segna l'inizio del percorso verso una rielaborazione identitaria. Dall'altro, rappresenta per il neonato la prima castrazione: una perdita inconscia legata alla rottura della continuità originaria con il corpo materno. Questo taglio inaugurale introduce il bambino nel registro della mancanza, un elemento fondamentale per la strutturazione del desiderio e del soggetto psichico.

In questa dinamica complessa, la perdita non è soltanto dolore, ma si configura come una condizione imprescindibile per l'evoluzione psichica e relazionale di madre e figlio, consentendo l'accesso a nuove possibilità di esistenza e significato.

Nel diventare madre l'attenzione non si limita al solo aspetto biologico, ma abbraccia anche lo sviluppo psico-socio-emotivo: in questa fase, i vissuti intrapsichici, le relazioni con le persone significative, le paure e i timori legati all'interazione con un bambino che dipende completamente da lei, contribuiscono alla sua vulnerabilità. Contestualmente, si realizza il passaggio definitivo da "figlia di madre" a "madre di figlio" (Racamier, 1961; Racamier e Taccani, 2010).

Durante la maternità, dunque, le strutture psichiche della donna sono particolarmente vulnerabili. Questa fase può offrire un cambiamento positivo e creativo, ma può anche portare timori, smarrimenti esistenziali e, in alcuni casi, disturbi psicopatologici. Secondo Racamier, il funzionamento psichico in questa fase tende ad avvicinarsi, seppur temporaneamente a modalità psicotiche, a causa della fragilità e della definizione più incerta dell'identità (Racamier, 1961). Le psicopatologie della maternalità che l'autore individua nella sua pratica clinica sono: depressione da svezzamento, depressione malinconica dell'allattamento e gli stati deliranti (Racamier, 1961).

La depressione da svezzamento è una particolare forma di depressione del puerperio, durante la quale la mamma tende a mantenere una simbiosi stretta e prolungata con il piccolo affascinata dal mito della "madre perfetta" e del "bambino perennemente appagato". Spesso la donna è alla prima gravidanza e l'allattamento è vissuto come una fase idilliaca, ma i problemi compaiono nello svezzamento che viene vissuto come una "privazione personale".

© Iolanda Gaeta, 2026. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata senza autorizzazione.

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