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Società e attualità

Femminicidio a Città della Pieve: il prezzo del silenzio e della cultura del possesso

La mattina del 29 novembre 2025, nella frazione Po’ Bandino di Città della Pieve sono stati ritrovati privi di vita i corpi di Antonio Iacobellis, 58 anni, ex sottufficiale in congedo dell’Aeronautica Militare, e di S...

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Autrice

Iolanda Gaeta

Rubrica

Società e attualità

Tempo di lettura

3 minuti

Pubblicato

3 agosto 2026

La mattina del 29 novembre 2025, nella frazione Po’ Bandino di Città della Pieve sono stati ritrovati privi di vita i corpi di Antonio Iacobellis, 58 anni, ex sottufficiale in congedo dell’Aeronautica Militare, e di Stefania Terrosi, 59 anni, impiegata in un’impresa di pulizie.

Questo evento drammatico è un monito, tragico ma necessario, che rivela quanto la cultura del possesso, del controllo, della difesa dell’identità tradizionale di ruolo maschile possa diventare mortale quando non trova uno spazio di elaborazione, ascolto, confronto.

In una comunità piccola come quella di Città della Pieve, dove i legami familiari e sociali spesso coincidono, il dolore si prolunga nella memoria collettiva, nella paura, nel silenzio. Il femminicidio-suicidio non è un atto isolato: è un grido ultimo, esasperato, di un disagio che non ha saputo trovare parole o vie d’uscita.

Per chi come me lavora con la psiche, con l’adolescenza, con la genitorialità e con le relazioni familiari, situazioni come queste danno la misura di quanto la prevenzione, la consapevolezza, il dialogo, la cura del dolore psicologico, spesso nascosto, siano aspetti imprescindibili.

Questo caso non solleva domande facili. Ma rimette al centro l’urgenza di creare contesti dove ci si senta ascoltati, dove la vulnerabilità non sia vergogna, dove chiedere aiuto non sia considerato debolezza.

È un monito a ricordare che dietro ogni numero, ogni “caso”, ogni titolo di cronaca, ci sono vite, storie, azioni che gridano disperazione. E che solo attraverso un lavoro collettivo di consapevolezza, cura, ascolto, possiamo sperare di prevenire e trasformare il dolore in responsabilità civile e solidarietà.

© Iolanda Gaeta, 2026. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata senza autorizzazione.

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