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Scuola ed educazione

L’età sbagliata: perché l’emendamento Valditara toglie alla scuola il tempo giusto per educare all’affettività

Il 15 ottobre 2025 la Commissione Cultura ha approvato un provvedimento che vieta attività e progetti su sessualità e affettività fino alle scuole medie, consentendo interventi solo alle superiori con consenso scritto...

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Autrice

Iolanda Gaeta

Rubrica

Scuola ed educazione

Tempo di lettura

3 minuti

Pubblicato

10 agosto 2026

Il 15 ottobre 2025 la Commissione Cultura ha approvato un provvedimento che vieta attività e progetti su sessualità e affettività fino alle scuole medie, consentendo interventi solo alle superiori con consenso scritto delle famiglie e senza l’intervento di specialisti. L’emendamento Valditara che limita l’educazione all’affettività e alla sessualità alle scuole superiori ed esclude la secondaria di primo grado e gli esperti esterni, sposta fuori tempo un compito evolutivo decisivo poiché è proprio nella preadolescenza che il corpo cambia più rapidamente del pensiero e possono nascere paure, curiosità, fantasie che chiedono parole. Rinviare o censurare è dunque negando questi temi, non li elimina, ma li rende anzi, più confusi, alimentando vergogna e solitudine.

Educare all’affettività non significa parlare di orientamento sessuale o di identità di genere, ma creare un linguaggio condiviso che permetta ai ragazzi di pensare e nominare ciò che sentono: è un percorso che necessita di uno spazio protetto, dove la parola possa circolare senza paura di giudizio; non sempre la famiglia, per quanto presente e affettuosa, rappresenta questo spazio: l’imbarazzo, il pudore, o la difficoltà degli adulti a trovare le parole possono rendere il dialogo faticoso o confuso.

La scuola, invece, può diventare un luogo familiare e insieme neutro, dove i ragazzi possono confrontarsi, scoprire che le emozioni che provano non sono strane né sbagliate, ma parte del crescere. In un contesto educativo guidato, l’affettività viene pensata come esperienza di conoscenza di sé e dell’Altro, come capacità di riconoscere le proprie emozioni e di rispettare quelle altrui.

Significa aiutare i ragazzi a comprendere che il corpo non è un nemico, ma una parte viva della propria identità psichica. Per le ragazze, che vivono trasformazioni più visibili e spesso più giudicate, vuol dire imparare a non aver paura della propria femminilità e dello sguardo dell’Altro; per i ragazzi, riconoscere la forza che emerge e imparare a contenerla con rispetto.

Togliere alla scuola la possibilità di accompagnare questa fase significa togliere ai ragazzi uno spazio di pensiero in cui poter nominare il turbamento e scoprire che non è anomalo sentire paura, desiderio o imbarazzo. Senza un contesto educativo queste esperienze si spostano altrove, nel web o tra coetanei, dove la conoscenza viene sostituita da modelli distorti, da immagini pornografiche o da comportamenti imitativi che non educano ma confondono.

L’educazione affettiva serve a costruire consapevolezza e responsabilità, non a introdurre ideologie: parlare di emozioni, consenso, rispetto e corpo che cambia significa educare alla crescita, alla cura e alla relazione.

Iolanda Gaeta

© Iolanda Gaeta, 2026. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata senza autorizzazione.

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